Pubblicato da: OscarQ | gennaio 23, 2016

Essere noi stessi, davvero!

Leggo (senza giudicare, faccio giusto una considerazione) tanta pesantezza in tanti articoli, ed è possibile che a volte ci caschi pure io.
Intendiamoci, nulla di male, sia chiaro! Forse è una mia sensazione distorta, forse sono un amante viscerale del minimalismo e le troppe piroette e i tanti fuochi d’artificio linguistici a volte mi allappano.
Non saprei come spiegare la mia sensazione, ma delle volte mi domando perché scriviamo e parliamo tanto senza dire nulla. Non per volontà, quanto per un certo pudore comunicativo e un rispetto ipocrita che ci spinge a usare paroloni, a fare discorsi contorti pur di non urtare la sensibilità di nessuno, ma in definitiva non viene detto niente!
Ma se restiamo così retorici ed equilibrati, quando ci evolviamo? Quando rompiamo gli schemi per andare oltre le nostre zavorre culturali? È rischioso, certo! Si può apparire ridicoli e fastidiosi, ma perché non provare? Perché accontentarsi del caldo del proprio camino, guardare la neve dalla finestra, immaginare le sensazioni che potrebbe dare toccandola e assaporarla, ma non uscire mai perché fuori fa freddo?
In fondo non è proprio l’azzardo delle azioni e del pensiero, quando vengono lasciati liberi di esprimersi senza freni inibitori o tabù, ad anticipare i cambiamenti della società così da permetterci di essere davvero vivi?
Credo molto nelle tradizioni e nella storia propria e dell’uomo in generale, ma non quando funzionano da freno paternalistico e non ci permettono di scoprire nuove forme di organizzazione e di ricerca della felicità (in senso lato, non entriamo nel filosofico altrimenti non ne usciamo più).
Insomma… Siamo veramente noi stessi quando scriviamo e parliamo oppure è tutto filtrato e, quindi, falsato da noi stessi e dai limiti che la società ci impone?

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Responses

  1. Si dice che, approfittando dell’anonimato (tra l’altro falso) della Rete, le persone si espongano di più.
    A leggere certi post, però, mi sembra ci sia sempre una sorta di timore a esporsi.

  2. Sono d’accordo con te! Che problema c’è ad essere davvero noi stessi? O che problemi hanno le persone che stanno intorno a noi se ci esponiamo? Capisco che si possa soffrire di vertigini, ma stare sempre al solito posto è peggio di un Truman Show con l’aggravante che noi potremmo fare tutto, mentre Jim Carrey nel film è costretto a restare lì dov’è!

  3. No, io sono me stessa quando scrivo e vado spesso contro i poteri forti di questo mondo, rischiando….fingo molto di più nella vita reale. Ciao, Giusy

  4. Secondo me, scrivere è una lunga strada… prima ci sono i paroloni, gli abbellimenti, poi la voglia di esprimersi prende il sopravvento e la prosa di fa più scarna per lasciare posto alla verità.

  5. All’inizio filtravo, avevo paura di questo nuovo mondo, per me ovviamente, avendo anche avuto una brutta esperienza “virtuale”. Ora non filtro, dico ciò che penso e come sono. Alcuni argomenti li evito per scelta, non sono brava a scrivere post aricolati quindi sarei sicuramente fraintesa o non capita.

  6. Sicuramente è una lunga strada: c’è chi la intraprende e chi la evita a priori, chi prende decisioni e arriva da qualche parte (ognuno il proprio lido) e chi non decide mai, chi muta e chi resta stabile. Ognuno il proprio. Sulla verità non entro nel merito perché credo che tutto sia soggettivo e la verità cambia in maniera determinante in base a come la si racconta.
    Grazie per essere passata Silvia.

    OQ

  7. È la cosa migliore! Per come la vedo io porsi dei limiti, soprattutto nell’espressione, è una violenza contro se stessi che non fa bene, crea frustrazione e disarmonia. Bisogna comunque scontrarsi con la sensibilità altrui, ma se si è il più possibile sinceri con sé stessi e col mondo non credo si debba temere nulla.
    Grazie del commento… 🙂

    OQ

  8. Nella vita reale purtroppo è difficile essere sempre ciò che sentiamo: che sia per scelta o per necessità ci sono troppi stimoli, troppi eventi da fronteggiare tutti insieme per avere la possibilità di rispondere colpo su colpo in modo chiaro, anche a noi stessi, e quindi ci si muove o secondo schemi di sopravvivenza codificati in precedenza oppure con reazioni d’impulso che a posteriori, analizzandole, ci si domanda perché abbiamo agito così. Credo che sia però importante essere consapevoli del nostro carattere e del nostro comportamento.
    Grazie Giusy!

    OQ

  9. Ho pubblicato un post davvero difficile, è un invito, non un obbligo, ma sono contenta di sapere il pensiero altrui, anche se diverge dal mio. Un abbraccio, Giusy

  10. Caro Oscar, quanto alla verità, forse mi sono spiegata male, ho scritto “verità” intendendo, per lo scrittore, “esprimere la propria natura, il proprio pensiero genuino, scoprirsi, mettersi in gioco” e non verità assoluta, su cui concordo con te.

  11. Immaginavo parlassi di quello, ma pensandoci forse ho voluto specificare quasi più per me che per te! 🙂

  12. 🙂

  13. L’ho visto! Appena ho un po’ di tempo e calma gli dedico il tempo che si merita, su un tema del genere sarebbe ingiusto essere frettolosi. Grazie dell’invito, non mancherò! 🙂

    OQ

  14. Ok, allora ti aspetto!

  15. La società impone una linea ben precisa, e la cosiddetta mandria segue il cammino prefissato dall’alto.
    cosa e l’alto?
    Ciò che fa muovere la moneta.
    La fantomatica libertà e uno strumento per schiavizzare i popoli.
    Sembra assurdo, ma una dittatura riesce molto meno a obbligare perchè la società lo vede come il Male Assoluto.
    Invece un sistema Liberale è una forma molto più forte per condizionare i cittadini e la società.
    Più la società e più Libera e più condiziona la vita e la morte degli individui.
    La Morte?
    La Morte perchè?
    la Libertà tende a condizionare alla completa solitudine il comune cittadino.
    Non e un caso che in Europa (continente più Libertario al mondo) ci sono più persone Depresse, e Suicidi.
    Manca un Idea, un Sogno un Ideale che solo le dittature potevano regalarti.

  16. Io credo che dipenda molto da persona a persona; e dagli intenti del proprio articolo o in generale blog.Sicuramente non esiste blogger che non si lasci influenzare (volente o nolente, magari senza nemmeno rendersene conto) dal contesto sociale in cui ha vissuto.
    Per quanto mi riguarda io tendo a lasciar perdere gli articoli dove vedo troppe paroloni, a me piacciono i life blogger semplici e diretti; ed io stessa sul mio blog, per quanto a volte romanzo un pò di cose, cerco di essere il più semplice possibile.


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