Pubblicato da: OscarQ | gennaio 19, 2016

In breve

Mi destreggio nella vita con la goffaggine degna di un gabbiano a corsa in mezzo al fango.
Mi illudo di sperare, e più spero più mi illudo, e poi spero e poi mi illudo: insomma sono una molla, sono a spirale e mi allungo e mi accorcio in base alle fasi della vita.
Amo le persone, le rispetto fino al midollo, ma sto più volentieri da solo a causa di una misantropia ed una supponenza intrinseche delle quali non so fare a meno: credo di aver bisogno di disintossicarmi da me stesso.
Trovo ridicoli i riti laici, come tali fini a loro stessi, personali o collettivi che siano. Trovo ridicole anche le superstizioni, mentre le religioni non citiamole nemmeno. Ma mi metto sempre i calzini al contrario (tutte le sacrosante mattine), lancio il sale dietro la schiena quando me ne cade un poco a terra – “Non ci credo, ma prendo le mie precauzioni.” (cit.) – e bestemmio, rigorosamente in privato, con la frequenza di un frullatore ad immersione di ultima generazione, e perciò ammetto l’esistenza di un qualsivoglia dio, evidentemente scansafatiche e abbastanza distratto.
Maniacalmente ordinato, a modo mio: mi levo le scarpe ogni volta che entro in casa e le allineo davanti alla porta, ma non ho la minima intenzione di mettere in ordine quella stessa casa. Tanto piegati nell’armadio o spiegazzati sul letto, i vestiti da qualche parte devono pur stare. E di certo non spreco tempo a rifarlo tutte le mattine, tanto la sera lo devo disfare, il letto.
E pure l’umore non fa eccezione: disordinato e sfatto!
Tuttavia sono coerente, questo non lo si può negare: faccio sempre ciò che mi pare senza tener conto di nessuno, soprattutto di me stesso, e senza tener conto di niente, innanzitutto delle mie precedenti azioni.
Ma sento il peso della vita, quello sì, che consuma i giorni come olio speziato in una lanterna, il dolce profumo del tempo che se ne va, intriso di ricordi che non torneranno più, e il fumo negli occhi dei giorni a venire, speranza acre che brucia le pupille, inevitabile desiderio e sofferenza.
La pelle viene solcata da sottili rughe come terra fertile fresca d’aratro e pronta a germogliare e i capelli bianchi sbocciano come margherite al sole. Sembra primavera, peccato che per me inizia l’autunno. Non dico che faccia freddo e nemmeno che vorrei tornare ai giorni insignificanti dell’estate: amo le foglie colorate che cadono leggere al suolo e l’odore della pioggia che inzuppa la terra, però eviterei volentieri i raffreddori frequenti del cuore e le allergie sociali che sfociano in sospiri continui.
Che dire! Non mi posso lamentare, ma non voglio smettere di credere nell’incredibile!

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Responses

  1. Benvenuto nel mio blog, aperto ad ogni discussione, in libertà e nel rispetto reciproco. Dio? Si credo che ci sia, ma sottolineo sempre di sentirmi cristiana libera e se c’è da criticare la Chiesa non mi tiro di certo indietro. Nel blog ci sono 140 articoli in tal senso, dove puoi leggere in tutta tranquillità…come io farò d’ora in poi con i tuoi. Un caro saluto, Giusy

  2. Ciao Giusy! Grazie a te! Leggerò volentieri i tuoi articoli e ci confronteremo per crescere, sempre! A presto e grazie di nuovo!

  3. OK!!! OSCAR, vedrai diventeremo buoni amici. Buona serata, Giusy


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