Pubblicato da: OscarQ | novembre 19, 2013

Un ridicolo errore

Ora non vi parlerò di niente di poetico. Nemmeno di politica né di cucina, e neppure di fai da te.
Vi scrivo di un errore, così ridicolo per una persona che ama scrivere da vergognarsi non solo di averlo commesso, ma anche di parlarne. Ma tant’è, è il mio modo per accettarlo.
È difficile per me, per quanto alla fine di questo articolo molti di voi penseranno di aver letto qualcosa di insignificante e che (di sicuro!) ci sono “cose più importanti”.

Premesso – ed è un’aggravante – che la mia attitudine nei confronti degli errori grammaticali e sintattici, soprattutto nei confronti di chi ne commette, è sempre stata di incontrollabile intolleranza. Siamo un popolo che presenta nella propria lingua nazionale quattro regole in croce, e non siamo nemmeno in grado di rispettarle, le violentiamo reiteratamente. Questo la dice lunga su tutta una serie di considerazioni che si possono fare sulla rettitudine di noi italiani, ma lasciamo perdere!
Fatto sta che una sera, in pochi secondi e in mezzo a sconosciuti il cui mestiere è proprio la scrittura e affini, mi sono trovato a ridicolizzarmi a seguito di una mia convinzione grammaticale errata (non so quando e come sia sorta, è oggettivamente impossibile che fosse costitutiva, ma quasi sicuramente fa parte di un cortocircuito di informazioni recente, al quale non riesco a risalire): ero convinto che l’avverbio “fa” fosse un’apocope, quindi “fa’”. Esattamente come il troncamento che si effettua con la voce verbale “fai”, quando diviene imperativo.
Succede, dite voi! Pensa alla salute,diranno altri… Invece sono d’accordo con chi afferma che non deve succedere e che inorridisce tanto quanto io me ne vergogno. Questo non legittima frasi dozzinali di sarcasmo becero della serie “Le maiuscole sai dove si mettono?”, tanto per gonfiarsi il petto come piccioni fradici e malati che infieriscono sulla carcassa di un qualsivoglia animale allo stremo delle forze, visto che ci si nutre di tutto quando non si trova soddisfazione in altro modo. Ma è un vizio tutto italico, quello di farsi grandi con chi in quel momento è più debole e subito dopo vendere la propria dignità appena l’uomo forte di turno appare dietro l’angolo, con il beneplacito delle emorroidi ormai lasse e sfiancate dagli innumerevoli atti di servilismo appena citato. E ricorda tanto l’Italia fascista, che tronfia conquista il Sud della Francia ormai stremata; perciò capisci che è la “forma mentis” di un popolo che non ha mai avuto niente da dire al mondo negli ultimi secoli, se non qualche guizzo isolato di scellerati geni a rischio internamento. Perciò me ne consolo quasi…

Lo sfogo in questione ha il duplice obiettivo di accettare e di ammettere:
– Accettare, di aver sbagliato (“io-che-non-sbaglio-mai!”) perché lo smacco per la mia autostima è notevole e inspiegabile.
– Ammettere, perché non mi vergogno di esser consapevole e sincero, non è nella mia cultura nascondermi dietro ad un dito oppure reagire come un balbuziente. Avrei potuto tacere e nessuno avrebbe mai saputo, avrei potuto fingere e trovare giustificazioni dove l’evidenza si è abbattuta come un tifone su quell’abitazione di paglia che era la mia fragile posizione. E invece non l’ho fatto, non sarebbe stato giusto, perché sono le piccole cose, gli eventi ridicoli e insignificanti che formano l’integrità di una persona e allenano l’animo a fronteggiare le sfide, quelle vere.

Sarò sincero:
mi sento infimo, ma al contempo mi sento meglio per aver urlato al mondo, in queste poche righe, che non mi nascondo. La testa sotto la sabbia non la metto, nessuno di noi dovrebbe mai metterla; lasciamo questa via d’uscita agli struzzi. Anzi… Ai piccioni!

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Responses

  1. Chi non FA(dito nella piaga) non sbaglia, e chi non sbaglia non impara (Luca Pacioli) 😉

  2. Chapeau! 🙂 Effettivamente non sbagli… 🙂
    Lo so bene che sembra la reazione ad un’offesa contro un familiare defunto, ma meglio di così, seppure parliamo di eventi inconsistenti, non l’ho ancora metabolizzata. 🙂


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