Pubblicato da: OscarQ | luglio 28, 2013

E il naufragar m’è dolce in questo mare

Mi sono raccontato come un giudice legge una sentenza:

per ore e con voce piena e autoritaria, che a descrivermi col silenzio ci avrei messo pochi secondi.

Quanto ci sforziamo per tratteggiarci: ci ancoriamo a parole e suoni, come se il naufragio del corpo e dell’anima possa essere rimandato a data da destinarsi, in fondo com’è pensabile che un giorno ci sia il buio il silenzio l’eterno. Ancora ancora e ancora, finché nemmeno le vele si gonfiano più quando crediamo di solcare i mari e invece stiamo faticando ad alzarci dal letto.

Vediamo la terra oltre il suolo del mare, ma ci appare brulla e desertica: non sono i fiori che appassiscono, è il nostro occhio che invecchia.

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Responses

  1. L’ha ribloggato su alessandrapeluso.


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