Pubblicato da: OscarQ | giugno 15, 2013

Prima o poi anche il mondo…

Si dice che, nel lontano XXX a.C., il Re Agide II pronunciò la seguente frase:
 
“Gli Spartani non chiedono quanti sono i nemici, ma dove sono.”
 
Detto ciò (intendo quello che ho detto io, non quello che ha detto lui, Agide, che io riporto fedelmente da ligio storico delle cose-che-mi-piacciono-a-me) non mi sento così incoscientemente spavaldo come gli Spartani nell’affrontare il mondo. Ma è anche vero che sì, io lo sono un po’ così, incoscientemente menefreghista nei confronti delle sfide del futuro che, a considerarmi fatalista, mi si farebbe un complimento.
Quindi, tralasciando inutili, mirabolanti castronerie sul mio conto, volevo provare a capire come il Mondo, a modo suo, tentasse di restare in equilibrio sulla sua orbita mentre noi ogni giorno tentiamo di calciarlo lontano, senza un obiettivo, solo calciarlo come fanno i bambini piccoli quando corrono dietro ad un pallone e lo calciano; perché sì, punto!
E allora (tralasciamo guerre, sfruttamento e ingiustizie assortite, di cui non mi va di parlare per pudore) noi ci organizziamo in gruppi, costruendo città e infrastrutture, ci sviluppiamo a modo nostro: abbattiamo foreste, foriamo le montagne, modifichiamo i paesaggi, prosciughiamo i fiumi, creiamo laghi, anche ai mari e agi oceani facciamo qualcosa, ma la mia fantasia si ferma ai bacini d’acqua dolce,… Il tutto, detto così, non è per niente confortante! Infatti forziamo i processi millenari di modificazione casuale che la natura ha subito e li realizziamo in un battito di ciglia: è sempre un male (di certo oggi non sembra un gran bene)? Potrebbe risolversi il tutto anche in qualcosa di buono? Io questo non lo so, ma credo nel progresso delle menti umane, quelle buone. E intanto il mondo cosa fa? Tutto sommato non si preoccupa di cosa stiamo facendo, ma semplicemente si preoccupa del fatto che lo stiamo facendo, e risponde di conseguenza! Resta placido in attesa, a volte brontola, trema, (e)rutta e miete qualche migliaio di vittime che, a conti fatti, nel Grande Libro della Storia – scritto di proprio pugno dal sottoscritto – hanno lo stesso peso di un libro di Marra nella Storia della Letteratura (pubblicità con l’Arcuri annessa!). 
L’equilibrio che il nostro Pianeta, ad oggi, riesce ancora a mantenere, pare sia l’unica cosa che ci mantenga ancora in vita come specie umana. Non so quanta pazienza potrà ancora avere, quanti pizzicotti sarà ancora disposto a sopportare prima di prenderci a schiaffi in preda ad un raptus omicida, ma in fondo ci tiene per le corna come se avessimo un anello attaccato al naso (metto insieme, senza senso, queste due impressioni semplicemente perché fanno parte del campo semantico “bovini”) e ci comunica, a fasi alterne, che se solo volesse potrebbe staccare la spina da un momento all’altro, e non ci sarebbero generatori di emergenza che supporterebbero il black out.
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