Pubblicato da: OscarQ | giugno 2, 2009

Nacque Newton e morì Chaplin

Nacque Newton e morì Chaplin
in un giorno d’inverno qualunque
davanti ad un camino spento
tra le mani passava il fiato,
lento letargo dei fiori di pesco
in questa gente di Dublino che mi sento.

Fischiavo nell’attesa che il segugio
mi riportasse i brandelli di quella lettera
sulla quale avevo scritto questi versi
scomposti e deficienti
dove cercavo di spiegarmi cosa significa
quella neve sull’erba,
appannata dal fiato sul vetro
a cui hanno detto che l’aria è magica stasera.

Presi il cappotto lungo e uscii
perchè il mio gatto non si mosse
dalla sua coperta sul divano.
Mi guardò soltanto e mi lasciò andare.
Si fidava di me.
Aspettai su quelle scale in marmo. Seduto.
Mi difendevo sotto quell’albero.
Giocavo con la sigaretta. Spenta. Non ancora accesa.
Ma quando l’accesi
la neve non si sciolse e mi feci abbracciare.
Quando rientrai
mi riproverò
e tornò sulla sua coperta.

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