Tanto ti trascini pure tu.
Che siano fughe contro il tempo
o che temporeggi perdendo il momento
mostra la considerazione degli altri,
non la tua salute e il tuo spogliarti
di pregiudizi che ti porti appresso da quando lasciasti il grembo.
Ma la difesa serra,
spilla le palpebre e tarpa gli occhi
e dalla tua bocca non far uscir nulla
prima che te la riempiano di terra
prima che ti dicano da sciocchi:
“Bevi e fuma, tanto la bara è un po’ come una culla.”
(Non te lo dico perchè non posso, ma lo condivido).
E poi alzare la testa
scrutare l’orizzonte come se la desolazione
fosse una messa nera, un temporale, una festa
una ridicola, seppur seria, manifestazione
di gesta.
Del resto non ho una rosa da curare,
nemmeno una volpe d’addomesticare,
solo lo scopo di sentirmi vivo
in mezzo a questo recidivo senso,
insensata voglia di ritrovare il mio senno
se sulla luna o in fondo ad un bicchiere,
l’importante è estrarne ciò che ne avanza
qualche goccia di miele.
Pubblicato da: OscarQ | maggio 1, 2011




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